La sera in cui abbiamo ucciso Gene Wilder

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Diciamocelo, all’inizio la separazione non è stata tutta sta passeggiata di salute. Ho sofferto, ho pianto, mi sono arrabbiata… Ho sperato in meglio, potevo evitare, ho sofferto di nuovo, ho pianto…
Il problema forse, è stato il fatto che è arrivato tutto in maniera improvvisa.
Io progettavo il nostro futuro, Lui progettava di dirmi che non mi amava più.
Avrebbe potuto evitare di tenere tutto dentro fino ad esplodere? Si, certo.
Avrei potuto capire prima che le cose non andavano? Si, probabilmente.
Sarebbe potuto cambiare questo epilogo? Forse.
E’ utile stare a rimuginare su tutto ciò? No, affatto.

Rimane il fatto che, all’inizio,è stato un po’ uno schifo.
Quando Lui mi disse che non mi amava più il mio mondo è crollato. Bam. Tutto di botto. Ma la cosa peggiore non è stato tanto quello, ma i due mesi a venire. Ci siamo illusi di poter sistemare tutto continuando a fare le cose di sempre. Siamo andati lo stesso un mese al mare come era progettato da tempo (consiglio: non fatelo mai! Mai! E’ stato orribile!), abbiamo addirittura cercato una babysitter per uscire più spesso io e Lui (mai chiamata)… E questo non è stato altro che una grossa e dolorosa procrastinazione dell’inevitabile.

Così, la sera del 29 agosto, abbiamo parlato ed abbiamo capito che basta, non c’era più nulla da fare.

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Ed è stato proprio lì che ho pensato che non ce l’avrei fatta. Ho pensato che la mia vita era finita, che nulla aveva più senso. La voce di Skeeter Davis mi suonava nelle orecchie, pensavo che la sua End of the world sarebbe stata la colonna sonora del resto della mia vita. Quello è il momento peggiore, il momento che, se ti lasci sopraffare, ti distrugge, ti logora, ti rovina.
Io credevo, sinceramente, che non mi sarei ripresa. Ma guardate qua? Chiunque, se lo desidera davvero può riuscirci.

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La mattina dopo, svegliatami molto presto, ho aperto Facebook per distrarmi un po’ ed ho appreso della morte di Gene Wilder, la sera prima.
Io e Lui adoravamo Frankenstein Junior, tra tutti era il nostro film preferito. Era tradizione per noi guardarlo più volte all’anno, le citazioni erano parte delle nostre giornate, addirittura il giorno in cui ho partorito, nel delirio del travaglio ho iniziato a citare una scena del film ed abbiamo riso tanto…
Così mi sono alzata, sono andata in sala, l’ho guardato, seria.
Lui mi ha guardata, dubbioso.
Io l’ho osservato un po’ e poi ho preso la parola.
“Ehi, lo sai che ieri sera abbiamo ucciso Gene Wilder?”
E così siamo scoppiati a ridere.

E’ stato lì che ho capito che in un qualche modo, ci saremmo saltati fuori.

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4 pensieri su “La sera in cui abbiamo ucciso Gene Wilder

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